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NUR UNFAHIG
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September 07 Liberté: Parigi-PechinoBasta. Questa Olimpiade però – caso unico, forse, nella storia, e comunque ennesimo scandalo al sole per la “civiltà” del XXI secolo – è anche stata l’aguzzina di tutti quegli operai, che ne hanno costruito gli stadi “grazie” alle ore di lavoro ai limiti dello sfruttamento, e la mancanza di anche solo uno straccio di diritti e sindacati dalla loro parte; è stata la causa di una nuova ondata di inquinamento, dell’aria come dell’acqua; è stata un altro esempio di muta indifferenza verso il popolo tibetano; è stata anche censura. E la censura non c’è stata solo ai Giochi, ma già molto prima: già al passaggio della Fiamma Olimpica, come da tradizione, nelle maggiori città europee. E prendiamo allora il caso di Parigi, la ville de la libertè (fraternité, egalité... e così via). Aprile. Per tutto il centro, la folla è ansiosa di vedere la Fiaccola e si trattiene a stento dietro le barricate. La polizia fa la ronda, per evitare disordini. Molti portano magliette con scritto “Free Tibet”: stanno manifestando com’è loro diritto, ma la tensione è percettibile. Sfilano i carri che precedono la Fiamma, e al minimo segno di disordine, gli uomini in divisa sono pronti ad agire anche con la forza, se necessario – e non è che si facciano pregare più di tanto a menare le mani. Uno studente cinese urla contro un gruppo di ragazzi “pro-Tibet” “che la Cina è un paese libero”, ma non si spiega allora come mai lui sia in Francia a dirlo. Si accendono delle piccole lotte: chi mostra, nudo, il petto con scritto “Olympiades de la morte”, viene brutalmente invitato a rivestirsi; la polizia - è vero - sta facendo il suo lavoro, quello di garantire la pubblica sicurezza, ma non si capisce perché tanto accanimento contro questi dimostranti. Addirittura, a un cameraman con tanto di autorizzazione viene proibito di filmare quegli scompigli, che impediscono l’attraversata della Fiamma: a niente gli serve invocare quel pezzo di carta, che lo legittima a fare il suo lavoro. Ma perché? Viene da chiedersi La risposta è alla fine della giornata, quando il presidente cinese Hu Juntao parla ai giornalisti cinesi: “Tutto bene” conferma “Non ci sono stati problemi di sorta”, e sorride. I manifestanti pro-Tibet sono solo un particolare di cui non arriverà mai notizia sotto la Grande Muraglia: infatti, le telecamere di Beijing hanno avuto espressamente l’ordine di non filmare niente di ciò che sarebbe andato storto durante la giornata. Questo si saprà in Cina dell’attraversata della fiamma a Parigi. Che tutto è a posto. E in un mondo dove “succede” solo ciò che viene “detto” in TV, questa è la realtà. Amputata, plagiata, distorta, ma la verità - almeno per 1 miliardo e 300 milioni di cinesi, che sentiranno il notiziario dalle loro case, o ne leggeranno sul quotidiano. E allora cosa rimane, per un’informazione vera? Internet non c’è da parlarne: YouTube è stato oscurato mesi fa, Google… non voglio nemmeno pensare alla cifra che il governo cinese debba aver pagato al più potente motore di ricerca per: 1. fare pubblicità ai Giochi (abbiamo visto tutti i simpatici disegni che coloravano la scritta Google durante il mese di Agosto) 2. eliminare dai risultati di ricerca qualsiasi cosa che parli di Tibet, Diritti, Dittatura, … (fate voi l’elenco) dalle reti internet di Pechino e dintorni. Come mai, allora, nessuno dice niente? Sarà che forse il mondo gira intorno al Sole, ma anche intorno ai Soldi, e la Cina è una potenza economica troppo scomoda per inimicarsela, e troppo competitiva per quei prezzi di manodopera bassissimi, pagati più col sangue dei lavoratori che con il salario di fine-mese. Ci si dimenticherà di tutto questo, ora che i Giochi Olimpici sono finiti? Probabilmente sì, d’altronde les jeux sont faits. June 22 M1Quanto poco si sa di Mafia, si vede anche dalle informazioni discordanti che si trovano su internet. Già l’etimologia è molto ambigua, ma fosse solo questo! Le origini e la nascita della mafia sono così incerte, che alcuni le fanno risalire già al 200, altri all’Unità d’Italia. Il tutto è molto interessante. Non voglio trovare una soluzione al problema, nè dare un giudizio morale, nè stravolgere chissà cosa, ma solo capire. Perchè sono italiana e non so niente dell'Italia. Così vi annoierò a morte su cose che potreste benissimo conoscere da voi, se con Google cercaste “mafia” – non che infatti io sia particolarmente illuminata sull’argomento – e ve le riporterò tutte qui. Bene, bene. [Solo un appunto… Ma possibile che gli Americani ci battano anche quando si parla di mafia?!?! Questo poi no! Eppure, purtroppo, devo ammettere che di tutti i siti che ho visto, il migliore è uno americano, molto più preciso sull’argomento e meglio elaborato di qualsiasi altro italiano. Che dispiacere…]
Iniziamo.
Già che noi siamo dei raffinati latinisti, Mafia è un termine generico e inizialmente indicava un particolare sistema socio-politico ed economico siciliano, conosciuto come “Cosa Nostra”. Cosa, Cosa, Cosa. Non vi richiama alla mente “res”? A me sinceramente no finchè non l'ho letto nella spiegazione del sito, ma confido nelle vostre capacità:) Ebbene Cosa Nostra è la Res Publica, lo Stato, ma lo stato nostro. È già forse da qui si riesce a vedere quanto profonde siano le radici di questo fenomeno. La Mafia, ancor prima che una realtà, è un modus vivendi, uno stile di vita. Prima ancora di essere connessa ad atti illeciti, è il suo modo di agire che le conferisce questo nome: è il suo arrampicarsi nella società, l’immischiarsi con lo Stato, il suo sfruttare agganci politici per trarne il massimo profitto. In quest’ottica, si può definire “mafioso” anche un prof che favorisce un particolare alunno, o un capo che, per motivi personali, promuove un operaio, indipendentemente dal merito. Ma non banalizziamo il problema. La Mafia è radicata nella società, e sono sicura che non riuscirei meglio ad esprimere che cos’è la Mafia se non riportando le parole dello scrittore Sciascia, che disse“ [La Mafia] non sorge e si sviluppa nel vuoto dello Stato ma dentro lo Stato. La mafia insomma altro non è che una borghesia parassitaria, una borghesia che non imprende ma soltanto sfrutta”. Ma poi, perchè proprio questo nome? E chi lo sa! Le ipotesi sono molto interessanti: alcuni dicono venga dall'arabo, "spacconeria", o da un altro termine, sempre arabo, (mā fī-ha) che significa "non esiste". E questa è la mia preferita. Oppure c'è il dialetto toscano: "maffia", miseria. Oppure "Mafia" starebbe per "Morte Ai Francesi l'Italia Anela", ma a me non piace. Non certo che io sia un'autoritas sulla questione, ma se accettassi questo acrostico, implicitamente accetterei che il fenomeno stesso della Mafia sia nato nel XIX secolo, quando invece - senza alcuna base in verità, se non il mio capriccio - credo che abbia un'origine ben più data. Ma di questo, parlerò (forse) in seguito. Sembra comunque che gli storici siano d'accordo nel dire che la parola entrò nell'uso corrente dagli anni Sessanta dell'800, con la commedia I mafiusi de la Vicaria, dove per mafiusi si intendeva "spavaldi" e il protagonista era proprio un camorrista.
Basta, mi sento molto noiosa e ho paura di cadere vittima di eventuali insulti - per esempio da Riccardino:P -. Sono sicura che c'era ancora qualche cosa che dovevo scrivere ma non mi viene in mente. Amen.
June 07 QCome disse una volta un vecchio saggio – o perlomeno di sicuro era vecchio, sul saggio a voi la sentenza… - non si vive che di ricordi. E se ci si dimentica qualcosa, semplicemente è come se non la si fosse vissuta. Persa nel nulla. Mai esistita. Un po’ come quando succede un fatto eclatante dall’altra parte del mondo, ma la tv e i giornali non lo riportano e allora… chi ne sa qualcosa? Oggi, sarà perché è stato l’ultimo giorno di scuola, e ho un po’ nostalgia di questi 9 mesi come sempre volati e indimenticabili, ho rimesso a posto la mia camera. (Quando non si ha proprio niente di meglio da fare eh?). E vedi un po’ cosa ti trovo: il Quadernino. Cavolo: due anni fa. E cosa c’è scritto? Il primo giorno della seconda superiore. I commenti sui prof. Le battute e le varie confessioni di 5 begonie - e già, ci chiamavamo così tra di noi, tanto per farvi capire il nostro stato mentale - al Liceo. Sbraghero un po' fra i segreti di me stessa, un po' più giovane. Mi ricordo un sacco di cose, per alcune ci metto un po’. Ma guarda te! Cosa scrivevo qualche giorno prima di Natale, nell’anno 2006? “Otzi mi ha chiesto il numero di cellulare… me l’ha chiesto lui!” e “lui” è proprio sottolineato. La Rina risponde, un po' più sotto: “Si, ok è un buon segno, ma ti rendi conto di quanto è brutto?”. Ma il punto è: chi è Otzi? Quel ragazzo doveva essere il centro del mio universo all’epoca, ma faccio fatica a ricordarmi. E poi perché quel soprannome ridicolo? Ma poi, gira che ti rigira, mi ricordo proprio chi è… e dio mio, com’ero messa male! Rido anch’io. Però che strano. Su quel Quadernino ci abbiamo scritto un anno intero, e ora posso sfogliarmelo, posso ricordarmi tutto. Che peccato. Quest'anno, in quarta, non abbiamo più tenuto il nostro diario scolastico a 10 mani: abbiamo smesso perchè eravamo troppo “grandi”, perché pensavamo che non avesse più tanto valore. Eh già. E' stata una fase e l'abbiamo passata, anche questa. Però Otzi sarebbe andato per sempre perso, se non fosse stato per il Quadernino... Invece, senza quel libretto da far girare sottobanco durante la lezione, tutto quello che mi ha fatto sorridere, o angosciare, è andato. Tutte le “sorrise parolette brevi” hanno preso il volo. Il Tannenbaum fra qualche mese non ci sarà più. E nemmeno Fafa. E poi lasciamo stare. Siamo davvero solo ricordi, già. Quello che non ricordo non sono stata. June 06 KairosCi stavo pensando proprio ieri.
E' vero, è uno strano pensiero, ma mi è sorto così, durante l'allenamento.
Avevo appena finito di correre, e mi ero sbattuta sul tappeto. Sentivo il cuore battere forte per lo sforzo. E poi, mentre stavo lì distesa, sei finito nel mio spazio visivo.
Ti vedevo storto, e ho ridacchiato, tra me e me, senza disturbare nessuno.
Come mi ripeto spesso, ciò che mi piace di te è che non senti di dover dimostrare niente a nessuno. Non hai paura di cambiare idea.
Mi tratti come se fossi uno degli altri ragazzi tuoi amici, senza contare quel pezzettino di cromosa in più, che forma una seconda X (e non una Y!) a fianco alla prima.
Hai quei capelli ricci così, da ribelle, che non curi tanto. Sei un ragazzino, ecco cosa sei. Non ti si leggono preoccupazioni in faccia. Hai l'aria troppo furbetta.
E non sei un tipo serio, non sei affatto uno da cose "serie".
E insomma, ho provato a immaginarti da innamorato, come saresti, come ti muoveresti, che tipo di donna potrebbe piacerti.
No, non ci riesco. Non ti ci vedo.
Ma è assurdo, è la natura umana: prima o poi, quella o quell'altra dovrà pur dirti qualcosa di più del solito "va bene da te?".
Però mi è troppo difficile.
Hai lo stesso sorriso di καιρός.
Tu non sei uno che riesce a fermarsi.
Poi il pensiero è andato in niente: non sono affari miei dopotutto.
Però mi ha proprio tanto colpito, vedere quel bambino, col suo gran ciuffo, che si divertiva a volare, e non aveva tempo per nessuno. June 05 ...E' da molto tempo che non spolvero il mio blog, anche se - sempre da molto tempo - un'idea mi balenava in testa.
L'unico problema era il come metterla giù: a volte lo stile era deprimente, a volte troppo palloso.
Come vedete, in entrambi i casi ho pensato ai danni che un potenziale lettore avrebbe potuto riceverne, e mi sono trattenuta dal postare alcunchè.
L'intervento - se mai avesse visto la luce - si sarebbe chiamato "Prostitute" - ovviamente non a quelle che pensate voi! - ma il perchè di tale titolo si svelerà da solo fra un po'. Ora veniamo al punto.
Senza fare nomi, senza alludere a circostanze, senza scendere in particolari, ieri è successo ciò per cui quel post era da scriversi, e non lo fu mai.
Ieri l'articolo 21 della Costituzione - quello della libertà d'espressione - è stato un po' dimeticato.
Si stava impedendo che un giornalino andasse in stampa - visti i tempi strettissimi da qui alla fine della scuola, non era cosa prorogabile! - perchè uno non era d'accordo su una tale opinione scritta da un altro.
E allora si ferma tutto?
E la libertà? E la democrazia?
E mi chiedo: se questo si fa alle più piccole sfere, cosa succede ai piani veramente alti?
E va bè, dato che non avrete capito nulla, vi svelo almeno chi erano le "Prostitute".
Sono le lettere.
Le lettere protitute sono le lettere asservite al potere, le parole dominate dalla politica, i sofismi dei demagoghi, la libertà di pensiero incatenata dall'intersse e dall'avidità.
Foscolo lo disse nel 800, ai tempi di Napoleone, ma si vede che i nani (e anche quelli un po' più alti) non smettono mai di stupirci.
May 18 No GlobalUggioso sabato pomeriggio di Maggio.
In sella alle bici alla ricerca di un libro, le gemelle, Cosimo e io - certo, c'ero pure io se lo sto raccontando!:P - pedaliamo per le vie del centro, col cuore trepidante.
Stasera è LA sera: l'evento mondano che la compagnia di Giack aspetta da mesi. La Band suona, e con tacito patto noi 3 ragazze (Cosimo non ha voluto prendervi parte!) abbiamo intenzione di farci carine. Questo implica l'uso di una piastra, ma non implica l'altissimo tasso di umidità della pioggia, che bagna Modena in ogni suo più piccolo sanpietrino.
Tempus fugit: arrivano le 9, arriva Massimo, andiamo come siamo vestite, senza neanche esserci pettinate. C'è tantissima gente: rivedo anche Mirko (ne avrei fatto ben a meno!), Simone, la Claudia.
Giack, Visco, Bonna e ("il Fu") Mattia Gandini strimpellano sulle corde delle loro chitarre.
All'una, Massimo mi riporta a casa senza smettere di sorridere, nonostante mi paia di indovinare un po' di tristezza agli angoli dei suoi occhi marroni.
Sono stremata, ma non riesco a dormire. Mi sento come dopo un'overdose di fumo passivo: cioè non ho fatto niente di male, io, ma non mi sento pulita, non ho fumato, ma sono un po' stordita, come se avessi tirato di nero.
Penso che la scuola sta per finire, e non ho abbastanza tempo, e non ho abbastanza speranze.
Potrei parlare per un'ora senza che possiate davvero capirmi, come oggi la Sara cercava di spiegare a me come si sentiva, e non riuscivo ad afferare.
Penso che comunque la vita ognuno se la viva per conto suo, per quanto si possa essere legati a un'amica o a un fidanzato.
Ci sei tu, alla fin fine, che la sera appoggi la testa sul cuscino, e vedi se riesci a dormire, oppure non trovi pace, perchè le corde della tua anima non sono accordate bene, c'è qualcosa che stona.
C'è quel la minore che proprio non va, ma io non ho mai avuto gran orecchio per la musica. Cerchi armonia dentro, e trovi rumore.
E - non so perchè - in questa notte, non credo di essere la sola che si sta guardando un po' dentro, e vede che c'è ordine da fare. E penso a E., e a M., e anche a mio padre - partito da 3 giorni e sperduto chissà sotto quale cielo -, e sento che c'è bisogno di una preghiera. Funziona.
E infatti, un po' dopo, mi torna alla mente un pensiero buffissimo, che mi concilia il sonno.
Mi balena davanti agli occhi l'immagine di Visco che scrive la scaletta della serata:
1. Message in a bottle
2. Wish you were here
3. Piccola... Milena!
Ehi: guarda che è "piccola No Global"!
Ah! Quel montanaro di Visco riesce sempre a farmi sorridere: ma ti pare, dedicarmi una canzone come questa, tutta scherzosa, ma che finisce con questo verso "Sei una piccola NO Global, ma .... una Grande Puttanaaaaaaaa!". Bè, da uno come Visconti può anche essere inteso come un complimento...
Mi esce una risata sonora, cristallina, aperta, purtroppo condivisa solo da me: sono pazza, perchè sono i pazzi che ridono da soli!
Scivolo in uno stato di incoscienza molto dolce.
Nei miei sogni, vedo mille lentiggini rosse (se aveste mai visto la faccia di Visconti, capireste il motivo!) e non penso più a nulla.
April 30 Le StorieVerso Carpi, 10 pioneri riprendevano il Treno.
Ad attenderli c'era la Conclusione del viaggio che li aveva portati ad Auschwitz, e poi accompagnati zuruck a Modena un po' cambiati, un po' pensierosi, con un gran voglia di scrivere e non abbastanza parole per farlo come "Questo" richiederebbe.
La Fine avviene per tutto.
Avrei tanto voluto ritrovare l'atmosfera che avevo respirato e vissuto ad Auschwitz. L'avrei voluto disperatamente.
Anche se non eravamo tutti e 14, c'era sempre l'infiltrato Visco. Il Treno non era un Treno Speciale, ma ci faceva volare là dove tutto era cominciato. Io un po' diversa lo ero, ma non la mia vocina e Cattani che se ne prendeva gioco.
Sul palco, sfilavano i vari video, e i vari personaggi importanti. Ma non solo.
C'erano pronunce tedesche piuttosto improbabili - Johlen! - e facili luoghi comuni che ai miei occhi sembravano insultare il vero Ricordo del Campo. E poi una domanda frullava tra un intervento e l'altro: una domanda aperta forse nel 1945 e non ancora chiusa.
Com'è stato possibile?
Non lo so. Si è avidi di sapere, ma nessuno potrebbe darci una risposta davvero soddisfacente, che ci faccia sentire in pace con noi stessi.
A chi puoi dare la colpa? Dove la trovi una giustificazione convincente? Da cosa ricavi la causa? Non dai numeri, così freddi; non dagli storici, troppo studiosi; non dai testimoni, per noi incomprensibili.
Sono sempre più convinta che NON possiamo capire.
Anzi, vi dirò, sono sicura che io NON possa capire.
Però mi piace ascoltare, soprattutto le storie del Campo.
Ve ne voglio riportare un paio. Mi sono rimaste dentro.
In una, si parla di un medico. Un medico nazista ovviamente, che faceva esperimenti su esseri umani, sugli Stucke ebrei, che selezionava, con un "Ja" o un "Nein", centinaia di persone ogni giorno per la morte o la vita. E al Processo di Norimberga, chiestogli il perchè si fosse macchiato di quel crimine proprio lui che era un medico, rispose che il Giuramento di Ippocrate gli imponeva di "tagliare e recidere le parti cancerose".
Ecco che per lui gli ebrei non erano altri che parti cancerose.
Un'altra, invece, ha come protagonista una SS, capo di una squadra d'azione di quelle che disponevano in fila i prigionieri e poi sparavano. In una lettera alla moglie, scrisse di come, una volta, una bimba gli avesse stretto la mano per la paura. La piccola ovviamente non venne risparmiata, ma da allora l'SS decise che i bimbi sarebbero stati uccisi dagli Ungheresi, non dai soldati tedeschi. Questo era il massimo grado di umanità a cui poteva arrivare un uomo, prodotto dalla società nazista, cresciuto sotto la svastica, indottrinato dall'ideologia del Fuhrer.
Del viaggio ad Auschwitz, queste sono le mie "ossa che biancheggiano al sole", ovvero ciò che mi rimarrà per sempre. Le Storie.
Perchè le storie del Campo hanno un finale sempre spiazzante. Assurdo. Inaspettato.
A cui non penseresti mai.
Tu sei abituato a Cappucceto Rosso, e a "tutto che finisce bene".
Invece i protagonisti di questi racconti non seguono mai una logica normale, ma una logica "nazista" (posso dirlo?). E se per loro tutto fila, per te che ascolti è solamente disumano e orrendo e crudele e senza motivo.
Ma per loro il motivo c'è, ed è uno e banale e scontato: l'ebreo va ucciso.
Questo è il Sillogismo di base.
Comunque ho anche una risposta di consolazione a quella domanda:
Com'è stato possibile?! Così.
Semplicemente così.
Come in Tibet, come in Cabogia, come in Africa, come in Cecenia.
Perchè, noi non lo sappiamo cosa succede?
Perchè, noi alla fine ce ne curiamo?
Io scrivo il mio articolo, ma poi niente più. Per me si ferma qui il lavoro, quando non dovrebbe essere che l'inizio.
E questa è una critica che faccio soprattutto a me stessa.
Ma davvero, succede così. Perchè è molto facile stare qui, e non rischiare niente, e pensare solo a quel ragazzo che ti piace, e vedere il tuo angolo di mondo - che è sempre troppo acuto -, e lamentarsi del vicino che fuma un po' troppo, o della prof stronza che ti ha dato 5 ma poteva essere 6. Perchè io oggi provo indignazione e allora scrivo un intervento sul blog, ma domani non ci penserò già più.
Auschwitz è un Nome Dimenticato.
April 24 iLaRiTàCara Ila,
ti uso come destinatario fittizio proprio perchè so che non leggerai mai questa lettera, che però è a te rivolta più che a qualunque altra persona io conosca.
Se infatti ci penso, la nostra amicizia è cominciata in seconda, e non è ancora finita, nemmeno ora che stiamo finendo il nostro penultimo anno di Liceo.
A volte mi hai deluso, ma anche io avrò fatto lo stesso; a volte mi hai fatto proprio arrabbiare, altre mi hai fatto proprio un gran bene! Siamo per certi lati troppo diverse, e per altri aspetti molto vicine.
Ciò che però non è ancora cambiato, nonostante i nostri due anni di amicizia e crescita, è questo: tu sei sempre stata, fin dal principio, quella "sicura del suo futuro", mentre io quella in balia del fato.
Tutt'ora è così: tu hai i tuoi dogmi in cui credere, il tuo amore da difendere - sempre lo stesso da ormai 4 anni -, la tua politica "non so cos'è ma purchè sia destra" sempre da sbandierare. Io invece vacca miseria se mi trovo il ragazzo giusto, sono di sinistra ma
- ok! - ho un debole per i fascistelli, e sono sempre lì che al minimo soffiare del vento, ciò in cui credo può essere rimesso in discussione.
Tu poi sai bene cosa vuoi dalla Vita: una casa nella tua città Formica, 5 figli, di cui la prima avrà nome Elisa, Bred che lavora, e tu insegnante di inglese, tiranna dei suoi poveri studenti.
Però, vedi, la Vita non la puoi comandare - sorriso sornione dell'autrice:) -.
Nel tuo copione scommetto che non avresti mai immaginato un personaggio come Francesco. Ti sfido a dire che sono in errore!
Ma ci pensi? Riesci a immaginare?
Come sarebbe stata la gita, senza di lui, e i vostri battibecchi?
Chi ti avrebbe consolata per il debito in Latino, se non lo avessi conosciuto?
E la scena di ieri a ricreazione, dove io vi urlavo per le scale "Sparite dalla mia vista?"? Senza Francesco non avresti mai riso così tanto.
Tutto questo per dire cosa???
Ah sì! Ila, ti prego, non perderti tutti i Francesco che la Vita può darti. Pensa che il tuo Dio è infinito, e può fare ben di più di "Francesco 3°F", qualcosa di ancora più bello!
Intanto, ora, con questo "incontro inatteso", hai un motivo per divertirti a ricreazione, e anche per andare in giardino, quando prima ti sembrava noioso.
So che questo sembra un discorso "milenizzante", cioè senza capo nè coda, ma ...
E' solo che...
Non vorrei che a 50 anni, con il tuo nipotino sulle ginocchia, guardando il suo sorriso, ti ricordassi di questi momenti divertenti.
E per un attimo pensassi: - Chissà quanti ne avrei potuti vivere se...
Quel se non ci dev'essere Ila, a 50 anni.
Quel se a 50 anni fa troppo male. Fa piangere anche. Fa disperare.
Non so se hai paura, non so se sei davvero convinta che la tua Vita sarà perfetta così, con i tuoi 5 figli, una dei quali dal nome Elisa.
Ma io, con tutte le figuracce che faccio, non ti ho proprio insegnato niente?!
Guarda che da qualcosa di negativo, può anche venire fuori un insegnamento, o una bella storia da raccontare alle amiche (e guardiamo solo l'ultimo episodio in ordine di tempo, e gli alberi di pino...e anche lì ce la siamo cavata con una risata!).
Insomma, la Vita è bellissima, è grandissima, è entusiasmantissima per essere vissuta solo a Formica, una delle più piccole frazioni di Vignola ...
Formica: nomen omen est? Non semper, censeo.
Tu puoi fare tante cose, che il tuo piano perfetto lascia fuori. Puoi incontrare tante persone nuove, una più speciale dell'altra. E viaggiare, e studiare, e ridere.
Prendi solo Francesco.
Poi moltiplicalo per l'infinita grandezza di Dio.
Non ti meraviglia? Non ti entusiasmia? Non ne senti la bellezza?
Ti voglio bene, se dico queste cose.
Un bacio,
Milly
April 22 La KCredo che nella vita di ognuno di noi ci siano delle costanti.
Per esempio, una costante della mia vita è mia nonna, che quando entro in casa non mi saluta, ma mi chiede "in du ete esteda?" [dove sei stata?, in dialetto -trasposizione fonetica libera].
Oppure che quando ho un problema mio padre mi porti sempre a fare un giro in macchina per parlarne: mai una volta ha fatto eccezione.
Oppure che io compri gli yogurt, e ne riesca a mangiare solo 1 dei 7 comprati - perchè mio padre e mia zia dicono tanto che faccio tutta la delicatina, ma gli yogurt li mangiano pure loro alla fine -.
Non continuerò con la lista delle costanti, bastino queste.
Ecco, oggi io ho scoperto un'altra costante della mia vita che non avevo mai notato: alla fine di Aprile, ogni anno, io vado in depressione. Non vedo l'ora che la scuola finisca, sento il bisogno fisico di caldo, penso che nessuno riesca a capirmi, e ho una voglia irresistibile di andarmene da qui per un lungo viaggio la cui destinazione non m'importa purchè sia lontana.
So che tutto questo finirà il 7 Giugno, ma ce ne vuole ancora per un po'.
E domani si tornerà in classe, e guarderò insistentemente l'orologio per tutto lo scorrere delle 6 ore.
In ricreazione cercherò uno sguardo... non so bene quale, ma so che lo cercherò, pur di sentire per quei dieci minuti che qualcuno mi pensa.
Addio, mondo crudele!
April 17 L'OltreHo bisogno di sfogarmi. Quindi vi romperò tremendamente col racconto della mia ultima litigata con mio padre.
Ieri sera, rientravo dalla palestra verso le 9, con la testa completamente sgombra di pensieri, il sorriso più bello che mai, l'adrenalina ancora in circolo nelle vene. Ero serena, ma carica. Come sempre quando torno dalla palestra.
Entro in cucina, e non c'è nessuno.
Dopo un po', arriva mio padre. Non ricordo se mi ha salutato, probabilmente sì.
Il bello è venuto un attimo dopo.
Si è seduto sul divano e ha esordito, di punto in bianco:
"MA secondo te le camicie si mettono così?"
Al chè io proprio non capivo cosa c'entrassero delle camicie alle nove di sera, ma ho sentito il mio cervello girare e girare rapidissimo, fino a capire a QUALI camicie si stesse riferendo.
Erano le sue camicie, quelle che io avevo portato nella casa nuova quando avevo fatto il trasloco.
Però il punto era che ero sicura di averle messe nell'armadio!
Così infatti gli dissi: che le avevo riposte sulle loro grucce.
Che problema poteva esserci?
"MA toccano sul ripiano, e si sono tutte impolverate!"
Quanto era assurdo quel dialogo?! Ero tanto così dallo scoppiare a ridere:
se non l'ho fatto, è solo perchè ho un po' di istinto di conservazione e sapevo cosa si sarebbe riversato su di me per quel gesto ilare.
"MA lo sai che adesso devo spendere un puttanaio di lavanderia per pulirle?".
E' stato più forte di me.
Sapevo che il suo era un pretesto per discutere, ma mi pareva un pretesto piuttosto debole, perchè la soluzione era troppo facile a trovarsi!
Ho riposto pacatamente: "Papy, ma sono state 5 mesi in uno scatolone in una casa abbandonata prima che io le portassi nella nuova: è chiaro che c'è polvere, e non perchè toccano sul ripiano dell'armadio!".
Dio, che avevo fatto?!
Avevo risposto, gli avevo dato corda! E non mi sono fermata lì purtroppo.
Ho aggiunto infatti: "E poi, non c'è problema: abbiamo la nonna e la mamma che hanno la lavatrice e possono fare loro...".
Poi il resto ve lo risparmio, anche se nessuno è stato così clemente con me: per un'ora ho preso della cretina per quelle sue camicie del cavolo.
Va bè, aveva bisogno di sfogarsi, e capisco.
Però stavolta alla fine della sua sfuriata - perchè di questo, niente di più, si trattava - mi sono sentita un po' diversa dal solito.
Sapevo che non avevo fatto nulla di male, e trovavo un po' ingiusta quella ramanzina. Stavolta si era spinto un po' oltre il limite di sopportazione.
Un po' troppo al di là. A un punto di non ritorno, tipo.
Va bene, riesco a capirti, ma non a perdonarti del tutto come le scorse volte.
Non c'era motivo di comportarsi così, non credi?
E poi perchè a me?
E' in questi momenti che vorrei vivere da sola, piuttosto che prenderci sotto perchè la mia famiglia è nervosa.
Anch'io ho i miei problemi, ma non uso le persone come antistress, litigandoci per scaricare la mia frustrazione.
Avrei davvero voglia di un po' di pace in questi momenti:) |
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