milena's profileNUR UNFAHIGPhotosBlogListsMore Tools Help

Blog


    September 07

    Liberté: Parigi-Pechino

    Basta.

    Basta con questo tono qualunquista, di coloro che nelle Olimpiadi di Pechino vedono solo “sport”: non è così. Lo sport c’è, ma c’è anche il turismo, l’economia, lo sponsor e non ultima anche la politica.

    Basta, però, anche al tono indignato di quelli che, in questo evento, non vedono altro che i giochi di potere delle varie nazioni, e soprattutto della Cina : Beijing 2008 - finito ormai da più di un mese – non è stata infatti la prima Olimpiade a servire come strumento di propaganda, e a questo proposito si ricordino Berlino 1936, sotto la dittatura nazista di Hitler, e - durante la Guerra Fredda - i Giochi di Mosca e poi quelli di Los Angeles, boicottati, i primi dagli Usa, i secondi dall’URSS.

    Questa Olimpiade però – caso unico, forse, nella storia, e comunque ennesimo scandalo al sole per la “civiltà” del XXI secolo – è anche stata l’aguzzina di tutti quegli operai, che ne hanno costruito gli stadi “grazie” alle ore di lavoro ai limiti dello sfruttamento, e la mancanza di anche solo uno straccio di diritti e sindacati dalla loro parte; è stata la causa di una nuova ondata di inquinamento, dell’aria come dell’acqua; è stata un altro esempio di muta indifferenza verso il popolo tibetano; è stata anche censura.

    E la censura non c’è stata solo ai Giochi, ma già molto prima: già al passaggio della Fiamma Olimpica, come da tradizione, nelle maggiori città europee.

    E prendiamo allora il caso di Parigi, la ville de la libertè (fraternité, egalité... e così via).

    Aprile.

    Per tutto il centro, la folla è ansiosa di vedere la Fiaccola e si trattiene a stento dietro le barricate.

    La polizia fa la ronda, per evitare disordini. Molti portano magliette con scritto “Free Tibet”: stanno manifestando com’è loro diritto, ma la tensione è percettibile.

    Sfilano i carri che precedono la Fiamma, e al minimo segno di disordine, gli uomini in divisa sono pronti ad agire anche con la forza, se necessario – e non è che si facciano pregare più di tanto a menare le mani.

    Uno studente cinese urla contro un gruppo di ragazzi “pro-Tibet” “che la Cina è un paese libero”, ma non si spiega allora come mai lui sia in Francia a dirlo.

    Si accendono delle piccole lotte: chi mostra, nudo, il petto con scritto “Olympiades de la morte”, viene brutalmente invitato a rivestirsi; la polizia - è vero - sta facendo il suo lavoro, quello di garantire la pubblica sicurezza, ma non si capisce perché tanto accanimento contro questi dimostranti.

    Addirittura, a un cameraman con tanto di autorizzazione viene proibito di filmare quegli scompigli, che impediscono l’attraversata della Fiamma: a niente gli serve invocare quel pezzo di carta, che lo legittima a fare il suo lavoro.

    Ma perché? Viene da chiedersi

    La risposta è alla fine della giornata, quando il presidente cinese Hu Juntao parla ai giornalisti cinesi: “Tutto bene” conferma “Non ci sono stati problemi di sorta”, e sorride.

    I manifestanti pro-Tibet sono solo un particolare di cui non arriverà mai notizia sotto la Grande Muraglia: infatti, le telecamere di Beijing hanno avuto espressamente l’ordine di non filmare niente di ciò che sarebbe andato storto durante la giornata.

    Questo si saprà in Cina dell’attraversata della fiamma a Parigi. Che tutto è a posto.

    E in un mondo dove “succede” solo ciò che viene “detto” in TV, questa è la realtà. Amputata, plagiata, distorta, ma la verità - almeno per 1 miliardo e 300 milioni di cinesi, che sentiranno il notiziario dalle loro case, o ne leggeranno sul quotidiano.

    E allora cosa rimane, per un’informazione vera?

    Internet non c’è da parlarne: YouTube è stato oscurato mesi fa, Google… non voglio nemmeno pensare alla cifra che il governo cinese debba aver pagato al più potente motore di ricerca per:

    1. fare pubblicità ai Giochi (abbiamo visto tutti i simpatici disegni che coloravano la scritta Google durante il mese di Agosto)

    2. eliminare dai risultati di ricerca qualsiasi cosa che parli di Tibet, Diritti, Dittatura, … (fate voi l’elenco) dalle reti internet di Pechino e dintorni.

    Come mai, allora, nessuno dice niente?

    Sarà che forse il mondo gira intorno al Sole, ma anche intorno ai Soldi, e la Cina è una potenza economica troppo scomoda per inimicarsela, e troppo competitiva per quei prezzi di manodopera bassissimi, pagati più col sangue dei lavoratori che con il salario di fine-mese.

    Ci si dimenticherà di tutto questo, ora che i Giochi Olimpici sono finiti?

    Probabilmente sì, d’altronde les jeux sont faits.

    June 22

    M1

    Quanto poco si sa di Mafia, si vede anche dalle informazioni discordanti che si trovano su internet. Già l’etimologia è molto ambigua, ma fosse solo questo!

    Le origini e la nascita della mafia sono così incerte, che alcuni le fanno risalire già al 200, altri all’Unità d’Italia. Il tutto è molto interessante.

    Non voglio trovare una soluzione al problema, nè dare un giudizio morale, nè stravolgere chissà cosa, ma solo capire.

    Perchè sono italiana e non so niente dell'Italia.

    Così vi annoierò a morte su cose che potreste benissimo conoscere da voi, se con Google cercaste “mafia” – non che infatti io sia particolarmente illuminata sull’argomento – e ve le riporterò tutte qui. Bene, bene.

    [Solo un appunto… Ma possibile che gli Americani ci battano anche quando si parla di mafia?!?! Questo poi no! Eppure, purtroppo, devo ammettere che di tutti i siti che ho visto, il migliore è uno americano, molto più preciso sull’argomento e meglio elaborato di qualsiasi altro italiano. Che dispiacere…]

     

    Iniziamo.

     

    Già che noi siamo dei raffinati latinisti, Mafia è un termine generico e inizialmente indicava un particolare sistema socio-politico ed economico siciliano,  conosciuto come “Cosa Nostra”.

    Cosa, Cosa, Cosa. Non vi richiama alla mente “res”? A me sinceramente no finchè non l'ho letto nella spiegazione del sito, ma confido nelle vostre capacità:)

    Ebbene Cosa Nostra è la Res Publica, lo Stato, ma lo stato nostro.

    È già forse da qui si riesce a vedere quanto profonde siano le radici di questo fenomeno.

    La Mafia, ancor prima che una realtà, è un modus vivendi, uno stile di vita.

    Prima ancora di essere connessa ad atti illeciti, è il suo modo di agire che le conferisce questo nome: è il suo arrampicarsi nella società, l’immischiarsi con lo Stato, il suo sfruttare agganci politici per trarne il massimo profitto.

    In quest’ottica, si può definire “mafioso” anche un prof che favorisce un particolare alunno, o un capo che, per motivi personali, promuove un operaio, indipendentemente dal merito.

    Ma non banalizziamo il problema.

    La Mafia è radicata nella società, e sono sicura che non riuscirei meglio ad esprimere che cos’è la Mafia se non riportando le parole dello scrittore Sciascia, che disse“ [La Mafia] non sorge e si sviluppa nel vuoto dello Stato ma dentro lo Stato. La mafia insomma altro non è che una borghesia parassitaria, una borghesia che non imprende ma soltanto sfrutta”.

    Ma poi, perchè proprio questo nome? E chi lo sa!

    Le ipotesi sono molto interessanti: alcuni dicono venga dall'arabo, "spacconeria", o da un altro termine, sempre arabo, (mā fī-ha) che significa "non esiste". E questa è la mia preferita. 

    Oppure c'è il dialetto toscano: "maffia", miseria.

    Oppure "Mafia" starebbe per "Morte Ai Francesi l'Italia Anela", ma a me non piace. Non certo che io sia un'autoritas sulla questione, ma se accettassi questo acrostico, implicitamente accetterei che il fenomeno stesso della Mafia sia nato nel XIX secolo, quando invece - senza alcuna base in verità, se non il mio capriccio - credo che abbia un'origine ben più data.

    Ma di questo, parlerò (forse) in seguito.

    Sembra comunque che gli storici siano d'accordo nel dire che la parola entrò nell'uso corrente dagli anni Sessanta dell'800, con la commedia I mafiusi de la Vicaria, dove per mafiusi si intendeva "spavaldi" e il protagonista era proprio un camorrista.

     

    Basta, mi sento molto noiosa e ho paura di cadere vittima di eventuali insulti - per esempio da Riccardino:P -.

    Sono sicura che c'era ancora qualche cosa che dovevo scrivere ma non mi viene in mente. Amen.

     

    June 07

    Q

    Come disse una volta un vecchio saggio – o perlomeno di sicuro era vecchio, sul saggio a voi la sentenza… - non si vive che di ricordi. E se ci si dimentica qualcosa, semplicemente è come se non la si fosse vissuta. Persa nel nulla. Mai esistita.

    Un po’ come quando succede un fatto eclatante dall’altra parte del mondo, ma la tv e i giornali non lo riportano e allora… chi ne sa qualcosa?

    Oggi, sarà perché è stato l’ultimo giorno di scuola, e ho un po’ nostalgia di questi 9 mesi come sempre volati e indimenticabili, ho rimesso a posto la mia camera. (Quando non si ha proprio niente di meglio da fare eh?). E vedi un po’ cosa ti trovo: il Quadernino. 

    Cavolo: due anni fa.

    E cosa c’è scritto?

    Il primo giorno della seconda superiore.

    I commenti sui prof.

    Le battute e le varie confessioni di 5 begonie - e già, ci chiamavamo così tra di noi, tanto per farvi capire il nostro stato mentale - al Liceo.

    Sbraghero un po' fra i segreti di me stessa, un po' più giovane.

    Mi ricordo un sacco di cose, per alcune ci metto un po’.

    Ma guarda te!

    Cosa scrivevo qualche giorno prima di Natale, nell’anno 2006? “Otzi mi ha chiesto il numero di cellulare… me l’ha chiesto lui!” e “lui” è proprio sottolineato. La Rina risponde, un po' più sotto: “Si, ok è un buon segno, ma ti rendi conto di quanto è brutto?”.

    Ma il punto è: chi è Otzi?

    Quel ragazzo doveva essere il centro del mio universo all’epoca, ma faccio fatica a ricordarmi.

    E poi perché quel soprannome ridicolo?

    Ma poi, gira che ti rigira, mi ricordo proprio chi è… e dio mio, com’ero messa male! Rido anch’io.

    Però che strano.

    Su quel Quadernino ci abbiamo scritto un anno intero, e ora posso sfogliarmelo, posso ricordarmi tutto.

    Che peccato.

    Quest'anno, in quarta, non abbiamo più tenuto il nostro diario scolastico a 10 mani: abbiamo smesso perchè eravamo troppo “grandi”, perché pensavamo che non avesse più tanto valore.

    Eh già.

    E' stata una fase e l'abbiamo passata, anche questa. 

    Però Otzi sarebbe andato per sempre perso, se non fosse stato per il Quadernino...

    Invece, senza quel libretto da far girare sottobanco durante la lezione, tutto quello che mi ha fatto sorridere, o angosciare, è andato.

    Tutte le “sorrise parolette brevi” hanno preso il volo.

    Il Tannenbaum fra qualche mese non ci sarà più. E nemmeno Fafa. E poi lasciamo stare.

    Siamo davvero solo ricordi, già.

    Quello che non ricordo non sono stata.

    June 06

    Kairos

    Ci stavo pensando proprio ieri.
    E' vero, è uno strano pensiero, ma mi è sorto così, durante l'allenamento.
    Avevo appena finito di correre, e mi ero sbattuta sul tappeto. Sentivo il cuore battere forte per lo sforzo. E poi, mentre stavo lì distesa, sei finito nel mio spazio visivo.
    Ti vedevo storto, e ho ridacchiato, tra me e me, senza disturbare nessuno.
    Come mi ripeto spesso, ciò che mi piace di te è che non senti di dover dimostrare niente a nessuno. Non hai paura di cambiare idea.
    Mi tratti come se fossi uno degli altri ragazzi tuoi amici, senza contare quel pezzettino di cromosa in più, che forma una seconda X (e non una Y!) a fianco alla prima. 
    Hai quei capelli ricci così, da ribelle, che non curi tanto. Sei un ragazzino, ecco cosa sei. Non ti si leggono preoccupazioni in faccia. Hai l'aria troppo furbetta.
    E non sei un tipo serio, non sei affatto uno da cose "serie".
    E insomma, ho provato a immaginarti da innamorato, come saresti, come ti muoveresti, che tipo di donna potrebbe piacerti.
    No, non ci riesco. Non ti ci vedo.
    Ma è assurdo, è la natura umana: prima o poi, quella o quell'altra dovrà pur dirti qualcosa di più del solito "va bene da te?".
    Però mi è troppo difficile.
    Hai lo stesso sorriso di καιρός.
    Tu non sei uno che riesce a fermarsi.
    Poi il pensiero è andato in niente: non sono affari miei dopotutto.
    Però mi ha proprio tanto colpito, vedere quel bambino, col suo gran ciuffo, che si divertiva a volare, e non aveva tempo per nessuno.
    June 05

    ...

    E' da molto tempo che non spolvero il mio blog, anche se - sempre da molto tempo - un'idea mi balenava in testa.
    L'unico problema era il come metterla giù: a volte lo stile era deprimente, a volte troppo palloso.
    Come vedete, in entrambi i casi ho pensato ai danni che un potenziale lettore avrebbe potuto riceverne, e mi sono trattenuta dal postare alcunchè.
    L'intervento - se mai avesse visto la luce - si sarebbe chiamato "Prostitute" - ovviamente non a quelle che pensate voi! - ma il perchè di tale titolo si svelerà da solo fra un po'. Ora veniamo al punto.
    Senza fare nomi, senza alludere a circostanze, senza scendere in particolari, ieri è successo ciò per cui quel post era da scriversi, e non lo fu mai.
    Ieri l'articolo 21 della Costituzione - quello della libertà d'espressione - è stato un po' dimeticato.
    Si stava impedendo che un giornalino andasse in stampa - visti i tempi strettissimi da qui alla fine della scuola, non era cosa prorogabile! - perchè uno non era d'accordo su una tale opinione scritta da un altro.
    E allora si ferma tutto?
    E la libertà? E la democrazia?
    E mi chiedo: se questo si fa alle più piccole sfere, cosa succede ai piani veramente alti?
    E va bè, dato che non avrete capito nulla, vi svelo almeno chi erano le "Prostitute".
    Sono le lettere.
    Le lettere protitute sono le lettere asservite al potere, le parole dominate dalla politica, i sofismi dei demagoghi, la libertà di pensiero incatenata dall'intersse e dall'avidità.
    Foscolo lo disse nel 800, ai tempi di Napoleone, ma si vede che i nani (e anche quelli un po' più alti) non smettono mai di stupirci.
     
     
    May 18

    No Global

    Uggioso sabato pomeriggio di Maggio.
    In sella alle bici alla ricerca di un libro, le gemelle, Cosimo e io - certo, c'ero pure io se lo sto raccontando!:P - pedaliamo per le vie del centro, col  cuore trepidante.
    Stasera è LA sera: l'evento mondano che la compagnia di Giack aspetta da mesi. La Band suona, e con tacito patto noi 3 ragazze (Cosimo non ha voluto prendervi parte!) abbiamo intenzione di farci carine. Questo implica l'uso di una piastra, ma non implica l'altissimo tasso di umidità della pioggia, che bagna Modena in ogni suo più piccolo sanpietrino.
    Tempus fugit: arrivano le 9, arriva Massimo, andiamo come siamo vestite, senza neanche esserci pettinate. C'è tantissima gente: rivedo anche Mirko (ne avrei fatto ben a meno!), Simone, la Claudia.
    Giack, Visco, Bonna e ("il Fu") Mattia Gandini strimpellano sulle corde delle loro chitarre.
    All'una, Massimo mi riporta a casa senza smettere di sorridere, nonostante mi paia di indovinare un po' di tristezza agli angoli dei suoi occhi marroni.
    Sono stremata, ma non riesco a dormire. Mi sento come dopo un'overdose di fumo passivo: cioè non ho fatto niente di male, io, ma non mi sento pulita, non ho fumato, ma sono un po' stordita, come se avessi tirato di nero.
    Penso che la scuola sta per finire, e non ho abbastanza tempo, e non ho abbastanza speranze.
    Potrei parlare per un'ora senza che possiate davvero capirmi, come oggi la Sara cercava di spiegare a me come si sentiva, e non riuscivo ad afferare.
    Penso che comunque la vita ognuno se la viva per conto suo, per quanto si possa essere legati a un'amica o a un fidanzato.
    Ci sei tu, alla fin fine, che la sera appoggi la testa sul cuscino, e vedi se riesci a dormire, oppure non trovi pace, perchè le corde della tua anima non sono accordate bene, c'è qualcosa che stona.
    C'è quel la minore che proprio non va, ma io non ho mai avuto gran orecchio per la musica. Cerchi armonia dentro, e trovi rumore.
    E - non so perchè - in questa notte, non credo di essere la sola che si sta guardando un po' dentro, e vede che c'è ordine da fare. E penso a E., e a M., e anche a mio padre - partito da 3 giorni e sperduto chissà sotto quale cielo -, e sento che c'è bisogno di una preghiera. Funziona.
    E infatti, un po' dopo, mi torna alla mente un pensiero buffissimo, che mi concilia il sonno.
    Mi balena davanti agli occhi l'immagine di Visco che scrive la scaletta della serata:
    1. Message in a bottle
    2. Wish you were here
    3. Piccola... Milena!
    Ehi: guarda che è "piccola No Global"!
    Ah! Quel montanaro di Visco riesce sempre a farmi sorridere: ma ti pare, dedicarmi una canzone come questa, tutta scherzosa, ma che finisce con questo verso "Sei una piccola NO Global, ma .... una Grande Puttanaaaaaaaa!". Bè, da uno come Visconti può anche essere inteso come un complimento...
    Mi esce una risata sonora, cristallina, aperta, purtroppo condivisa solo da me: sono pazza, perchè sono i pazzi che ridono da soli!
    Scivolo in uno stato di incoscienza molto dolce.
    Nei miei sogni, vedo mille lentiggini rosse (se aveste mai visto la faccia di Visconti, capireste il motivo!) e non penso più a nulla.
     
     
     
     
     
     
    April 30

    Le Storie

    Verso Carpi, 10 pioneri riprendevano il Treno.
    Ad attenderli c'era la Conclusione del viaggio che li aveva portati ad Auschwitz, e poi accompagnati zuruck a Modena un po' cambiati, un po' pensierosi, con un gran voglia di scrivere e non abbastanza parole per farlo come "Questo" richiederebbe.
    La Fine avviene per tutto.
    Avrei tanto voluto ritrovare l'atmosfera che avevo respirato e vissuto ad Auschwitz. L'avrei voluto disperatamente.
    Anche se non eravamo tutti e 14, c'era sempre l'infiltrato Visco. Il Treno non era un Treno Speciale, ma ci faceva volare là dove tutto era cominciato. Io un po' diversa lo ero, ma non la mia vocina e Cattani che se ne prendeva gioco.
    Sul palco, sfilavano i vari video, e i vari personaggi importanti. Ma non solo.
    C'erano pronunce tedesche piuttosto improbabili - Johlen! - e facili luoghi comuni che ai miei occhi sembravano insultare il vero Ricordo del Campo. E poi una domanda frullava tra un intervento e l'altro: una domanda aperta forse nel 1945 e non ancora chiusa.
    Com'è stato possibile?
    Non lo so. Si è avidi di sapere, ma nessuno potrebbe darci una risposta davvero soddisfacente, che ci faccia sentire in pace con noi stessi.
    A chi puoi dare la colpa? Dove la trovi una giustificazione convincente? Da cosa ricavi la causa? Non dai numeri, così freddi; non dagli storici, troppo studiosi; non dai testimoni, per noi incomprensibili.
    Sono sempre più convinta che NON possiamo capire.
    Anzi, vi dirò, sono sicura che io NON possa capire.
    Però mi piace ascoltare, soprattutto le storie del Campo.
    Ve ne voglio riportare un paio. Mi sono rimaste dentro.
    In una, si parla di un medico. Un medico nazista ovviamente, che faceva esperimenti su esseri umani, sugli Stucke ebrei, che selezionava, con un "Ja" o un "Nein", centinaia di persone ogni giorno per la morte o la vita. E al Processo di Norimberga, chiestogli il perchè si fosse macchiato di quel crimine proprio lui che era un medico, rispose che il Giuramento di Ippocrate gli imponeva di "tagliare e recidere le parti cancerose".
    Ecco che per lui gli ebrei non erano altri che parti cancerose.
    Un'altra, invece, ha come protagonista una SS, capo di una squadra d'azione di quelle che disponevano in fila i prigionieri e poi sparavano. In una lettera alla moglie, scrisse di come, una volta, una bimba gli avesse stretto la mano per la paura. La piccola ovviamente non venne risparmiata, ma da allora l'SS decise che i bimbi sarebbero stati uccisi dagli Ungheresi, non dai soldati tedeschi. Questo era il massimo grado di umanità a cui poteva arrivare un uomo, prodotto dalla società nazista, cresciuto sotto la svastica, indottrinato dall'ideologia del Fuhrer.
    Del viaggio ad Auschwitz, queste sono le mie "ossa che biancheggiano al sole", ovvero ciò che mi rimarrà per sempre. Le Storie.
    Perchè le storie del Campo hanno un finale sempre spiazzante. Assurdo. Inaspettato.
    A cui non penseresti mai.
    Tu sei abituato a Cappucceto Rosso, e a "tutto che finisce bene".
    Invece i protagonisti di questi racconti non seguono mai una logica normale, ma una logica "nazista" (posso dirlo?). E se per loro tutto fila, per te che ascolti è solamente disumano e orrendo e crudele e senza motivo.
    Ma per loro il motivo c'è, ed è uno e banale e scontato: l'ebreo va ucciso.
    Questo è il Sillogismo di base.
    Comunque ho anche una risposta di consolazione a quella domanda:
    Com'è stato possibile?! Così.
    Semplicemente così.
    Come in Tibet, come in Cabogia, come in Africa, come in Cecenia.
    Perchè, noi non lo sappiamo cosa succede?
    Perchè, noi alla fine ce ne curiamo?
    Io scrivo il mio articolo, ma poi niente più. Per me si ferma qui il lavoro, quando non dovrebbe essere che l'inizio.
    E questa è una critica che faccio soprattutto a me stessa.
    Ma davvero, succede così. Perchè è molto facile stare qui, e non rischiare niente, e pensare solo a quel ragazzo che ti piace, e vedere il tuo angolo di mondo - che è sempre troppo acuto -, e lamentarsi del vicino che fuma un po' troppo, o della prof stronza che ti ha dato 5 ma poteva essere 6. Perchè io oggi provo indignazione e allora scrivo un intervento sul blog, ma domani non ci penserò già più.
    Auschwitz è un Nome Dimenticato.
     
     
     
    April 24

    iLaRiTà

    Cara Ila,
    ti uso come destinatario fittizio proprio perchè so che non leggerai mai questa lettera, che però è a te rivolta più che a qualunque altra persona io conosca.
    Se infatti ci penso, la nostra amicizia è cominciata in seconda, e non è ancora finita, nemmeno ora che stiamo finendo il nostro penultimo anno di Liceo.
    A volte mi hai deluso, ma anche io avrò fatto lo stesso; a volte mi hai fatto proprio arrabbiare, altre mi hai fatto proprio un gran bene! Siamo per certi lati troppo diverse, e per altri aspetti molto vicine.
    Ciò che però non è ancora cambiato, nonostante i nostri due anni di amicizia e crescita, è questo: tu sei sempre stata, fin dal principio, quella "sicura del suo futuro", mentre io quella in balia del fato.
    Tutt'ora è così: tu hai i tuoi dogmi in cui credere, il tuo amore da difendere - sempre lo stesso da ormai 4 anni -, la tua politica "non so cos'è ma purchè sia destra" sempre da sbandierare. Io invece vacca miseria se mi trovo il ragazzo giusto, sono di sinistra ma
    - ok! - ho un debole per i fascistelli, e sono sempre lì che al minimo soffiare del vento, ciò in cui credo può essere rimesso in discussione.
    Tu poi sai bene cosa vuoi dalla Vita: una casa nella tua città Formica, 5 figli, di cui la prima avrà nome Elisa, Bred che lavora, e tu insegnante di inglese, tiranna dei suoi poveri studenti.
    Però, vedi, la Vita non la puoi comandare - sorriso sornione dell'autrice:) -.
    Nel tuo copione scommetto che non avresti mai immaginato un personaggio come Francesco. Ti sfido a dire che sono in errore!
    Ma ci pensi? Riesci a immaginare?
    Come sarebbe stata la gita, senza di lui, e i vostri battibecchi?
    Chi ti avrebbe consolata per il debito in Latino, se non lo avessi conosciuto?
    E la scena di ieri a ricreazione, dove io vi urlavo per le scale "Sparite dalla mia vista?"? Senza Francesco non avresti mai riso così tanto.
    Tutto questo per dire cosa???
    Ah sì! Ila, ti prego, non perderti tutti i Francesco che la Vita può darti. Pensa che il tuo Dio è infinito, e può fare ben di più di "Francesco 3°F", qualcosa di ancora più bello!
    Intanto, ora, con questo "incontro inatteso", hai un motivo per divertirti a ricreazione, e anche per andare in giardino, quando prima ti sembrava noioso.
    So che questo sembra un discorso "milenizzante", cioè senza capo nè coda, ma ...
    E' solo che...
    Non vorrei che a 50 anni, con il tuo nipotino sulle ginocchia, guardando il suo sorriso, ti ricordassi di questi momenti divertenti.
    E per un attimo pensassi: - Chissà quanti ne avrei potuti vivere se...
    Quel se non ci dev'essere Ila, a 50 anni.
    Quel se a 50 anni fa troppo male. Fa piangere anche. Fa disperare.
    Non so se hai paura, non so se sei davvero convinta che la tua Vita sarà perfetta così, con i tuoi 5 figli, una dei quali dal nome Elisa.
    Ma io, con tutte le figuracce che faccio, non ti ho proprio insegnato niente?!
    Guarda che da qualcosa di negativo, può anche venire fuori un insegnamento, o una bella storia da raccontare alle amiche (e guardiamo solo l'ultimo episodio in ordine di tempo, e gli alberi di pino...e anche lì ce la siamo cavata con una risata!).
    Insomma, la Vita è bellissima, è grandissima, è entusiasmantissima per essere vissuta solo a Formica, una delle più piccole frazioni di Vignola ...
    Formica: nomen omen est? Non semper, censeo.
    Tu puoi fare tante cose, che il tuo piano perfetto lascia fuori. Puoi incontrare tante persone nuove, una più speciale dell'altra. E viaggiare, e studiare, e ridere.
    Prendi solo Francesco.
    Poi moltiplicalo per l'infinita grandezza di Dio.
    Non ti meraviglia? Non ti entusiasmia? Non ne senti la bellezza?
    Ti voglio bene, se dico queste cose.
    Un bacio,
    Milly
     
     
    April 22

    La K

    Credo che nella vita di ognuno di noi ci siano delle costanti.
    Per esempio, una costante della mia vita è mia nonna, che quando entro in casa non mi saluta, ma mi chiede "in du ete esteda?" [dove sei stata?, in dialetto -trasposizione fonetica libera].
    Oppure che quando ho un problema mio padre mi porti sempre a fare un giro in macchina per parlarne: mai una volta ha fatto eccezione.
    Oppure che io compri gli yogurt, e ne riesca a mangiare solo 1 dei 7 comprati - perchè mio padre e mia zia dicono tanto che faccio tutta la delicatina, ma gli yogurt li mangiano pure loro alla fine -.
    Non continuerò con la lista delle costanti, bastino queste.
    Ecco, oggi io ho scoperto un'altra costante della mia vita che non avevo mai notato: alla fine di Aprile, ogni anno, io vado in depressione. Non vedo l'ora che la scuola finisca, sento il bisogno fisico di caldo, penso che nessuno riesca a capirmi, e ho una voglia irresistibile di andarmene da qui per un lungo viaggio la cui destinazione non m'importa purchè sia lontana.
    So che tutto questo finirà il 7 Giugno, ma ce ne vuole ancora per un po'.
    E domani si tornerà in classe, e guarderò insistentemente l'orologio per tutto lo scorrere delle 6 ore.
    In ricreazione cercherò uno sguardo... non so bene quale, ma so che lo cercherò, pur di sentire per quei dieci minuti che qualcuno mi pensa.
    Addio, mondo crudele!
     
     
     
     
    April 17

    L'Oltre

    Ho bisogno di sfogarmi. Quindi vi romperò tremendamente col racconto della mia ultima litigata con mio padre.
    Ieri sera, rientravo dalla palestra verso le 9, con la testa completamente sgombra di pensieri, il sorriso più bello che mai, l'adrenalina ancora in circolo nelle vene. Ero serena, ma carica. Come sempre quando torno dalla palestra.
    Entro in cucina, e non c'è nessuno.
    Dopo un po', arriva mio padre. Non ricordo se mi ha salutato, probabilmente sì.
    Il bello è venuto un attimo dopo.
    Si è seduto sul divano e ha esordito, di punto in bianco:
    "MA secondo te le camicie si mettono così?"
    Al chè io proprio non capivo cosa c'entrassero delle camicie alle nove di sera, ma ho sentito il mio cervello girare e girare rapidissimo, fino a capire a QUALI camicie si stesse riferendo.
    Erano le sue camicie, quelle che io avevo portato nella casa nuova quando avevo fatto il trasloco.
    Però il punto era che ero sicura di averle messe nell'armadio!
    Così infatti gli dissi: che le avevo riposte sulle loro grucce.
    Che problema poteva esserci?
    "MA toccano sul ripiano, e si sono tutte impolverate!"
    Quanto era assurdo quel dialogo?! Ero tanto così dallo scoppiare a ridere:
    se non l'ho fatto, è solo perchè ho un po' di istinto di conservazione e sapevo cosa si sarebbe riversato su di me per quel gesto ilare.
    "MA lo sai che adesso devo spendere un puttanaio di lavanderia per pulirle?".
    E' stato più forte di me.
    Sapevo che il suo era un pretesto per discutere, ma mi pareva un pretesto piuttosto debole, perchè la soluzione era troppo facile a trovarsi!
    Ho riposto pacatamente: "Papy, ma sono state 5 mesi in uno scatolone in una casa abbandonata prima che io le portassi nella nuova: è chiaro che c'è polvere, e non perchè toccano sul ripiano dell'armadio!".
    Dio, che avevo fatto?!
    Avevo risposto, gli avevo dato corda! E non mi sono fermata lì purtroppo.
    Ho aggiunto infatti: "E poi, non c'è problema: abbiamo la nonna e la mamma che hanno la lavatrice e possono fare loro...".
    Poi il resto ve lo risparmio, anche se nessuno è stato così clemente con me: per un'ora ho preso della cretina per quelle sue camicie del cavolo.
    Va bè, aveva bisogno di sfogarsi, e capisco.
    Però stavolta alla fine della sua sfuriata - perchè di questo, niente di più, si trattava - mi sono sentita un po' diversa dal solito.
    Sapevo che non avevo fatto nulla di male, e trovavo un po' ingiusta quella ramanzina. Stavolta si era spinto un po' oltre il limite di sopportazione.
    Un po' troppo al di là. A un punto di non ritorno, tipo.
    Va bene, riesco a capirti, ma non a perdonarti del tutto come le scorse volte.
    Non c'era motivo di comportarsi così, non credi?
    E poi perchè a me?
    E' in questi momenti che vorrei vivere da sola, piuttosto che prenderci sotto perchè la mia famiglia è nervosa.
    Anch'io ho i miei problemi, ma non uso le persone come antistress, litigandoci per scaricare la mia frustrazione.
    Avrei davvero voglia di un po' di pace in questi momenti:)
    April 15

    Il Lato

    Com'è che avevo detto Luigi?
    Ah, sì: "Ce l'hai fatta anche con lui ad ingannarlo".
    E Chiara ammise che in parte che era vero.
    Nella sua mente, pensò a sè come a una vecchia cassetta da radio anni '80, con il lato A e il lato B: il lato A per le relazioni sociali, il lato B quello nascosto.
    E questa volta si sentiva tremendamente in colpa, perchè non aveva mostrato altro che il lato A di sè a Lollo.
    Ci aveva flirtato.
    Ci aveva giocato.
    Lo aveva un po' illuso.
    Avevo recitato la parte dell'ingenua quando innocente non era affatto.
    Aveva usato il suo cuore come antistress, si era divertita un po'.
    E poi quella frase di Luigi così, all'improvviso, vera e senza giri di parole, l'aveva come sbattuta forte contro la porta della realtà.
    Non si divertiva più tanto.
    Si sentiva in colpa, provava rimorso.
    Ma cos'era lei davvero?
    Una bimbetta spensierata?
    Una da una sveltina ogni tanto?
    Una che andava a periodi?
    Una che non capiva dove sbagliava?
    Quanto c'era di lei nel lato A, quanto del lato B nascondevano i suoi dolci occhi azzurri?
    Le venne da mettersi le mani nei capelli.
    Avrebbe voluto essere se stessa quando nemmeno lei sapeva quel fosse il suo lato giusto.
    Era una tremenda ipocrita, una bugiarda, un'ingannatrice.
    Ma non aveva fatto apposta con Lollo, era che era confusa.
    E ora come poteva fare?
    Meglio una menzogna. Per scaricarlo ma almeno salvare la facciata.
    Perchè il lato A era troppo importante, più di ogni altra cosa, più di se stessa.
    Era quello che gli altri credevano che fosse.
    Il lato A non poteva essere sacrificato.
    Era come perdere la sua identità sociale.
    Non voleva liberarsene, del lato A.
    Il lato B le faceva una tremenda paura: era buio e profondo.
    Se ci fosse caduta dentro, non sapeva se ne sarebbe uscita mai.
     
    April 13

    Il Viaggio

    Questa gita spero di ricordarla sempre così, come tra l'odore di incenso in camera e quello di canne sul balcone della camera.
    Come la fuga notturna mia e dell'Elena e il miraggio della Tour Eiffel alla fine del Boulevard parigino: lei, la torre, che sembrava così vicino, la nostra rincorsa per raggiungerla e poi, ingenuamente, scoprire che era troppo lontana.
    O anche come le chiacchiere sul bus, le canzoni di De André, la camera 423, i nostri vicini di stanza di Senigallia.
    Una figata di gita.
    E ora il ritorno, con una vena di tristezza che punge un po'.
    Mi aspettavo di trovare Modena riscaldata dal primo sole di Primavera, invece la pioggia tamburella sui vetri...
    E anche dentro di me sento un po' di umido freddo, che non riesco a scacciare.
    E' un malessere lieve, ma che si sente sulle ossa.
    Forse è solo una lieve vertigine, una confusione che si dissiperà domani, non appena comincerò a pedalare verso scuola, come succede di solito.
    Forse è che quando torno di nuovo a casa, mi sembra che sia sempre tutto uguale a prima, mentre in me qualcosa di diverso c'è, sia solo le unghie che mi sono cresciute, vacca paletta.
    Invece a casa niente, e non riesco a dire loro quanto sia stato bello, o cosa ho visto davvero, o raccontare di "quella volta che..." e poi un episodio assurdo.
    Ma loro non vedono niente di tutto questo.
    Loro non fanno domande.
    Loro non mi aiutano a disfare la valigia.
    Loro sono come tristi e addormentati, ripiegati su se stessi, assopiti, stanchi, tristi, rabbuiati, fermi. Distaccati da me, da quello faccio, da quello che dico, da quello che penso, dalle persone che conosco e stimo.
    Non interessati.
    Loro sono come morti, ma io non vorrei davvero.
     
    "Because a vision softly creeping
    left it's seeds while I was sleeping"
     
     
     
     
     
     
     
    April 03

    L'Ascensore

    Ero in ascensore.
    Non so, forse sarà lo spostamento d'aria verso l'alto che investe il cervello, ma l'ascensore è di certo il luogo in cui penso di più.
    Oggi i miei pensieri erano proprio belli, tutti caramellosi e zuccherini - diabetici
    direbbe la Sara.
    E in tutto quel miscuglio di primavera e felicità, pensavo ovviamente anche ai miei Principi Azzurri e ai miei Ranocchi "in lista d'attesa".
    Perchè mi piace un ragazzo e non quell'altro?
    Bè, perchè lui mi dà sicurezza.
    Perchè pensarmi fra le sue braccia è qualcosa di vertiginoso.
    Ma anche per il suo sorriso. Perchè vorrei che lo rivolgesse a me e solo a me.
    E poi quei suoi occhi così dolci. Che non smetterai mai di fissare.
    E anche per come parla.
    La sua voce e i suoi intercalare, le sue risate imbarazzate, i suoi pensieri.
    E siccome nel mentre di tutto questo l'ascensore era arrivato al secondo piano, e il mio cervello aveva preso un po' d'aria, i neuroni hanno formulato una domanda al mio inconscio. E cioè: "Ma perchè gli dovresti piacere tu?"
    Voglio dire, che cosa cerca un ragazzo in una ragazza?
    Non protezione di certo.
    Forse umorismo? Ma non sono le donne quelle che cercano l'uomo che "fa ridere"?
    I maschi non stanno meglio tra maschi,
    che poi finiscono tutti col dire che noi siamo delle rompiscatole?
    Cosa prova un ragazzo quando bacia?
    Anche le emozioni - come il modo di pensare - sono diverse su Marte e su Venere?!
    E se per noi è importante avere qualcuno che ci faccia sentire al sicuro,
    per lui cos'è importante?
    ???
    Devo meditare.
     
     
     
    March 28

    Addii...

    Lunedì anche lui parte per l'Australia.
    Sembra una moda, da un po' di tempo a questa parte.
    Dico "lui", perchè il nome preciso non lo so: lo conosco da poco più di un mese e l'ho sempre sentito chiamare "pugile".
    Vi giuro che non invento: ha la fama infatti di essere un attaccabrighe, anche se a vedersi non si direbbe.
    Domani ci sarà la sua cena di addio, e poi per un anno non lo rivedrò più.
    E' un po' strano: lo conosco da troppo poco per dire che mi mancherà, ma in questo mese, se non ci fosse stato lui, le ore d'allenamento sarebbero state molto meno divertenti.
    Già, perchè a lui non importa se sono la più leggera del gruppo, o la più nanerottola, o l'unica ragazza, o se non riesco a placare nessuno: lui mi tratta normalmente, come se fossi uguali a tutti gli altri ragazzi con cui scherza in spogliatoio, e non quella che ne ha uno "speciale" solo per lei.
    Mi immagino il riscaldamento, giocando a basket, senza lui che mi fa le finte con la palla (che regolarmente non riesco a strappare), o quando giochiamo a pallamano e sbaglio il passaggio, e lui ha sempre una battuta pungente solo per me. Non è la stessa cosa.
    E' strano questo rapporto, e cresciuto in fretta, e reciso in fretta.
    Ci rivedremo fra 12 mesi, e io sarò diversa - un po' più donna - e anche lui, e chissà se ci ricorderemo delle nostre battute e i nostri scherzi.
    Non posso dire altro se non che è stato bello così.
    Sic volvere Parcas: così filano le Parche.
     
     
     
     
    March 27

    mentre la milena dorme...l'inconscio imperversa

    La casa in montagna - sempre quella
     
     
    La cena fu piacevole e allegra; i ragazzi ripulirono i piatti di pasta con grande entusiasmo, facendo onore ai cuochi - per la verità, non era nulla di speciale, ma la fame, il freddo e la compagnia fecero ciò che un sugo al tonno rimediato su due piedi con poca acqua, un pentolino poco adatto e un filo d'olio scadente ripescato per puro caso in dispensa non avrebbe mai potuto - e avanzando solamente un piatto per Milena, lasciato da parte all'inizio della cena e in seguito dimenticato.
    Anche dopo aver finito di mangiare, rimasero tutti attorno al tavolo per un poco, protraendo scherzi, battute, risa e discorsi fantastici, godendo della piacevole sensazione dello stomaco pieno e del calore del gruppo.
    A Milena, dunque, persi dietro ai loro giochi, non pensarono che dopo qualche tempo; il giovane padrone di casa, in particolare, era un ragazzo aperto ed espansivo, che amava stare al centro dell'attenzione e far ridere la compagnia, e si prodigò in una serie di scherzi davvero spassosi ai danni del suo vicino di tavolo, tenendo ben viva e occupata l'attenzione degli amici, finchè non decise di rovesciare in testa al malaugurato vicino il piatto di pasta avanzato.
    Tra le risate, qualcuno ricordò improvvisamente che quel piatto altro non era che la cena di una che non era stata a cenare con loro, perchè si era persa cercando delle coperte pesanti al piano di sopra.
    Sara balzò i piedi esclamando:
    "Cretino! E la Milena, adesso, che cosa mangia?"
    In un attimo a tutti sovvenne che un'amica era rimasta lassù, dimenticata; e, se fino a un attimo prima la soddisfazione, l'appetito, le risate e l'allegria erano valse ad offuscare il raziocinio dei giovani, e a far perder loro il senso del tempo, questi lo recuperarono in fretta, rendendosi conto che la ragazzina era salita da quasi un ora.
    "Cosa starà facendo?" si chiese il vicino sfortunato del padrone di casa, togliendosi uno spaghetto che gli ricadeva sulla fronte come un vezzoso ricciolo, colando condimento untuoso."A quest'ora quelle coperte dovrebbe averle già trovate"
    Dimentico per un istante del suo ruolo di giullare, Giacomo (a questo punto avete capito che sto parlando di Giacomo Luppi, e non vi stupite più che abbia tirato un piatto di pasta in testa a qualcuno, perchè sapete che è capace di azioni ben più efferate; non cominciate a sperare, però, che muoia lui, perchè non è ancora arrivato il suo momento) si fece serio in volto e annunciò, non senza una punta di preoccupazione nella voce, che sarebbe andato di sopra a cercarla:
    "è davvero strano che non sia ancora scesa, spero che non le sia successo qualcosa..." e poi aggiunse, generosamente, rivolto a coloro che già si alzavano a loro volta, impilando piatti e  bicchieri sporchi, diretti verso la cucina:
    "Aspettatemi per sparecchiare"
    Colpito da tanta nobolità d'animo, Riccardo (il suo vicino con la testa grondante di spaghetti) si offrì di andare lui a cercare Milena, perchè Giacomo non dovesse sobbarcarsi troppe incombenze:
    "Va bene che sei il padrone di casa e che ti senti responsabile, vecchio, ma sei comunque in vacanza e non devi affannarti troppo.
    Vado io su a cercarla, non ti preoccupare, tu stai pur qui e sparecchia."
    Detto ciò, si incamminò su per le scale; Giacomo, per ringraziarlo, gli gridò dietro:
    "Attento, la luce è sulla sinistra, vedi di non farti mangiare anche tu!"
    Naturalmente scherzava.
    I due ragazzi risero.
    "E cerca di ritrovare la Milena", soggiunse poi, preoccupato.
    Riccardo però era tranquillo:
    "Mah, molto lontano non può essere andata; e poi, se fosse una cosa grave, se, per dire, fosse caduta rompendosi una caviglia e avesse gridato ce ne saremmo accorti, no? Vedrai che non è niente, vecchio, piuttosto metti su dell'altra pasta"
    Così rincuorato, Giacomo si dirsse allegramente verso la cucina, e aprì l'ennesima scatoletta di pasta; stava già per prendere dell'altro tonno, quando ricordò che Milena preferiva la pasta al pomodoro.
    Meglio così, si disse:le avrebbe fatto una bella sorpresa, e si mise al lavoro.
    Riccardo intanto saliva le scale...
     
     
    March 26

    la macabra storia continua....

    La casa in montagna - sempre terza parte
     
     
    Quando i ragazzi, affaticati dalla lunga escursione nel boschetto e da qualche scivolata inconsulta nel ruscello gelato, risalirono la valle verso la casa, il cielo era ormai nero; fecero persino fatica a ritrovare la strada che li conducesse al  rifugio, perchè subito dopo il bellissimo tramonto purpureo - che i ragazzi avevano ammirato stesi a pancia in sù nell'erba - l'aria pesante e gelida della notte aveva iniziato a  soffiare, portando con sè grosse nubi minacciose, che ora nascondevano la volta stellata.
    Nonostante il buio improvviso calato su di loro, i giovani riuscirono a orientarsi, e una volta giunti si precipitarono subito dentro casa, ansiosi di recuperare felpe pesanti, maglioni e coperte di pail.
    Il freddo si era ora fatto più intenso, e non avevano che quattro salde mura di pietra a proteggerli: nonostante ciò, erano allegri ed euforici; ridevano e scherzavano, a volte in modo molto sciocco, mentre si coprivano con pesanti coperte e si apprestavano ad aprire pacchi di pasta e a scegliere il condimento.
    Dopo una breve votazione molto democratica, si optò per una pasta al tonno, e i più anziani - o semplicemente i più volonterosi - si misero ai fornelli; gli altri rimansero a guardarli, chi posando un piatto, chi un bicchiere, chi stendendo la tovaglia, il tutto tra risa e scherzi e sciocchi richiami.
    La casa percepiva tutta quell'allegria, e ne era contenta: essa acuiva il suo appetito.
    Non ci mise molto a stabilire chi dovesse essere il primo: lei era sprofondata in una poltrona, avvolta in un mglione di pail troppo grande per lei, piccola e soffice e morbida come un pulcino, e osservava gli amici che schiamazzavano con i grando occhioni stanchi e felici (a questo punto dovreste aver capito che la casa sta per mangiarsi la Milena, e dite: bene, bene...)  
    Come far sparire quella piccoletta?
    Nonostante tutto, non aveva fretta: sapeva che l'occasione le si sarebbe presentata da sola.
    "Milly, ti dispiace fare un salto su? Secondo me nell' armadio della prima camera da letto trovi delle altre coperte...così stiamo più comodi..." domandò gentilmente il giovane padrone di casa, il viso arrossato dal gran vapore che faceva ora la pentola della pasta, e un grembiule a fiori legato sui fianchi.
    La piccola annuì - bene, bene, pensò la casa - si alzò a malincuore dalla poltrona e salì le scale a chiocciola fino al piano superiore, tutta sola, cercando a tastoni sul muro l'interruttore.
    Le due camere da letto erano comunicanti: al centro della prima stanza troneggiava un grande e molle letto matrimoniale, mentre, contro al muro, stava appoggiato un bell'armadio di legno lucido, corredato di un grande specchio.
    La ragazza si fermò un istante a controllare la propria immagine riflessa nello specchio; purtroppo non vedeva molto bene, non era riuscita ad accendere la luce, peccato.
    Non che le importasse poi più di tanto: era troppo grande, ormai, o almeno così pensava, per aver paura del buio, per credere agli spettri e  ai mostri che vengono fuori strisciando da sotto il letto...e quella camera le sembrava, anche così, al buio, molto carina e ospitale.
    Allungò la mano e fece per aprire l'anta dell'armadio, temendo di dovere, forse, girare la chiave, pacificamente infilata nella toppa, a  qualche centimetro dalla sua mano: ma quella si aprì cigolando, senza opporre alcuna resistenza.
    "Meglio così", si disse lei:"Però, sembra quasi che non vedesse l'ora di aprirsi!"
    Spalancò l'anta e infilò la testa dentro all'armadio, in cerca delle coperte che l'amico le aveva promesso, proprio mentre dal piano di sotto le giungeva la voce acuta dell'amica del cuore che gridava:
    "A tavolaaaaaaaaaaa!", e poi un gran trambusto di sedie che venivano trascinte attorno al tavolo di cucina, piatti che veniano sbattuti e forchette che iniziavano a pescare maccheroni da tutte le parti.
    "Devo sbrigarmi", si disse lei: detestava l'idea di perdersi quel momento fantastico che doveva essere la cena  di fortuna con i suoi amici, e poi, last but not least, aveva anche una gran fame.
    Allungò le mani, scorrendo tutto il ripiano, impaziente di trovare quelle benedette coperte; finalmente le individuò sul fondo, riuscì ad afferrarle, ma non le riusciva proprio di tirarle fuori:
    "Devono essersi impigliate a qualche chiodo" si disse, inquieta; le sembrava che, ad ogni suo tentativo di stringerle e portarle fuori, quelle si avviluppassero sempre più tenacemente al suo polso, senza però far segno di cedere, anzi, trascinandola quasi nella nera bocca spalancata dell'armadio.
    "Oh, insomma! Adesso basta!" esclamò esasperata la piccola, paziente Milena.
    Un istante dopo, l'anta dell'armadio, tanto docile nel lasciarsi aprire, come mossa da un improbabile colpo di vento si richuise con forza sull'esile figura della ragazza; i suoi piedi incespicarono nel bordo, quindi cadde a capofitto nell'armadio, mentre lo sportello si richiudeva  su di lei, senza lasciare scampo.
    Milena non ebbe il tempo di capire cosa le fosse capitato: nell'istante in cui cadde, riuscì appena ad accorgersi che stava lasciando la  tenue penombra della camera per l'oscurità dell'armadio; quindi avvertì un forte sentore di polvere e di vecchio, di umido; le coperte, che le stringevano calde il braccio sinistro, diventarono improvvisamente dure e taglienti, e la morsero.
    Alla fine della sua caduta provò perfino a  gridare, un istante prima che la sua piccola, delicata testolina colpisse uno spigolo, e che lei giacesse, priva di coscienza; ma lo stridore dei piatti e lo scoppio allegro delle risa dei ragazzi al piano di sotto, le loro grida gioiose, il loro splendido rumoreggiare impedì a chiunque di udire la sua flebile richiesta d'aiuto.
    Ecco fatto, si disse la casa, che rimbombava ancora delle risate dei ragazzi seduti al tavolo.
    Ride bene chi ride ultimo.
    Quindi, quasi fosse stata partecipe del desinare dei suoi giovani ospiti, la casa iniziò a mangiare.
     
     
     
     
    per le persone lente di comprendonio, la casa si sta mangiando la milena, e la trova anche molto buona.
    a questo punto vorrei lanciare il seguente SONDAGGIO::

    dato che siamo nell'ambito sfrenato e selvaggio dell'inconscio di ognuno di voi, vi invito a rispondere: a chi di vi non piacerebbe mangiarsi la milena? perchè? che sapore ha secondo voi?

    (si accetta ogni tipo di risposte)

       
     
     
    March 25

    Il punto è

    Me lo dite voi come faccio ad esprimermi?!
     
    Voglio fare il diminutivo di post!
    Post- ino > sembra Poste Italiane!
    Post- iccino > sembra un bignè alla crema!
    Post- iccetto > sembra un pasticcio piccolo (tipo macchia di cioccolato sulla maglietta!)
     
    Comunque il concetto è questo: ho scritto un piccolo post per il blog.
    Uno di quei post dove parli di una persona, che non si capisce se sia maschio o femmina - ma che i più penseranno si tratti di un ragazzo, perchè io sono una ragazza (logica schiacciante:P) - e in cui si fa riferimento a una tal situazione non ben precisata, un po' losca ecc... insomma uno di quei post dove nessuno capisce niente se non l'autrice (io, ndr)!
     
    Ma dico, a cosa serve scrivere se poi capisco solo io?
    Esigo un'ispirazione come si deve!
    March 24

    bozza

    E' un po' come quando compri delle scarpe nuove, e non sai per quanto tempo le porterai prima che la suola si sfasci del tutto.
    E quali strade percorrerrai con quelle scarpe? Ti capiterà di perderti? Te le bagnerai, cadendo in un fiumiciattolo di montagna?
    Non sai se indosserai quelle scarpe quando incontrerai il tuo prossimo moroso.
    E quanti "prossimi morosi" incontrerai con quelle scarpe? E quale di questi "prossimi morosi" sarà così speciale da potertele perfino togliere, quelle scarpe?
    Quando compri le scarpe nuove non sai nulla di tutto questo.
     
    Le mie scarpe mi accompagnano passo a passo nella vita.
    E non esiste "la Milena" senza "le All Stars"(NON originali: ci tengono a non essere spacciate per Americane:P).
     
    Le mie scarpe fanno parte del mio "personaggio".
    E anche in montagna, con gli altri, io avevo le mie All Stars ai piedi, nella buona e nella cattiva sorte, nelle mie due giornate di Decameron personale: 8 ragazzi in ritiro tra le valli dell'Appennino...
    Però io non facevo vedere la Milena, ma "la Milena con le All Stars". E' diverso.
     
    La Milena con le All Stars ride sempre e non è mai stanca.
    Ha un filo di voce, è zuccherina, spalanca continuamente gli occhi, ha le guance rosse.
    Mangia solo pasta al pomodoro, e biscotti inzuppati nel latte.
    Va in giro in roller il giovedì, fa il giornalino il martedì, sta con suo padre la domenica.
    Ama leggere Boccaccio.
     
    Ma quando si toglie le All Stars prima di andare a letto?
    Cosa pensa la Milena senza All Stars?
     
    E quanti hanno potuto davvero vedere la Milena senza All Stars?
    E di questi, quanti l'hanno capita e apprezzata?
     
    La Milena non riuscirebbe a vivere senza All Stars.
    Quanti riuscirebbero di voi?
     
     
     
     
     
     
    March 22

    l'inconscio si scatena!

    La casa in montagna - ancora terza parte

     

     

    Il viaggio fu abbastanza gradevole; salirono con due macchine caricate di tutto il possibile, il lecito, e anche di quacosa discretamete improbabile - un narghilè, una decina di chitarre, casse da musica e un rottame di bicicletta che una volta era stata una graziella.

    Partirono alle nove, la mattina era ancora bellissima, soleggiata e fresca .

    Di tanto in tanto si levava un vento forte e gelido, che prometteva di farsi sempre più minaccioso con l'avanzare della giornata e l'aumentare dell'altitudine, ma i ragazzi non vi fecero caso, ansiosi di partire per l'avventura: entro le undici raggiunsero il paesino più vicino, quindi si diressero verso la casa del capobanda.

    Questa si trovava un po' spostata: oltrepassati campi di fieno costellati di rotoballe,un lungo tratto di bosco e una stradina provinciale quasi completamente sgombra, ci si inerpicava  per un sentierino sterrato assai impervio da percorrere, sia in macchina che a piedi, e che portava ad una radura stretta e molto intima, dove appunto la casa si trovava.

    Da lì, scendendo per un sentiero ancor più rischioso che attraversava il bosco era possibile giungere ad un fiumiciattolo gelido che scorreva direttamente da una qualche remota sorgente montana; la casa non ne era troppo distante, e i ragazzi, ingenuamente fiduciosi nel bel sole che splendeva in città, durante il viaggio progettarono perfino di andare a farsi un bagno, a dispetto della temperatura ancora rigida e invernale.

    Una volta giunti, però, dovettero ricredersi: il sole, a quelle altezze, era nasconsto dalle nuvole, e  il clima era tutt'altro che mite.

    Un po' di  scorno, qualche risata, e i ragazzi si misero allegramente a scaricare le macchine, mentre lei (non dimenticatevi che stiamo parlando della MILENA) e qualche altra che non aveva ancora mai visto quel sito tanto armonioso e pacifico stavano in ammirazione dell'antica casa colonica, del grande fienile di legno scuro proprio lì accanto e del romantico boschetto subito adiacente.

    Ii giovane padrone di casa entrò per primo, si guardò attorno, felice di ritrovarsi in quell'ambiente chegli era familiare fin dall'infanzia e dove aveva trascorso la maggior parte delle vacanze in famiglia; mentre gli amici sistemava no casse e biciclette un po' dappertutto, lui andò al primo piano a controllare che tutto fosse a posto - quindi andò a controllare l'impianto del gas, collocato fuori, dietro la casa: almeno il gas doveva pur funzionare, se volevano farsi una pasta o qualcosa del genere.

    Ebbe un momento di incertezza a proposito dello scaldabagno: chi si sarebbe lavato, e con quale frequenza?

    Molto probabilmente nessuno, si rispose, e lo lasciò spento.

     

    Dopo essersi sistemati, i ragazzi si incamminarono lungo i sentiero del bosco, decisi a fare una breve escursione nonostante il freddo.

    Erano ormai lontani; la casa rimase di nuovo silenziosa, arricchita di valige, zaini e pacchi di pasta.

    Mentre fuori l'oscurità andava addensandosi, la bella casetta colonica restava ancora l'unico rifugio sicuro per gli indomiti viaggiatori; eppure, se qualcuno di loro l'avesse osservata attentamente in quel momento, avrebbe forse potuto notare che quella sembrava scuotersi e risvegliarsi, scricchiolando e assestandosi, come un antico mostro che avesse odorato vagamente il profumo di nuova carne fresca e si stesse destando dal suo sonno millenario.

    Un'ombra scura parve trascorrere sulla sua solare facciata color crema.

    La casa aveva sentito il profumo di nuova carne fresca, le voci argentine dei ragazzi, il loro entusiasmo e la loro allegria.

     

    Ed era affamata.

    March 21

    dai meandri dell'animo della Milena

    La casa in montagna - terza parte
     
     
    Era un venerdì; i ragazzi salirono in montagna in undici, per passare un week-and in mezzo alla natura, al freddo, all'avventura.
    Benchè lei non fosse mai stata una che amasse il freddo, amava discretamente l'avventura - e le piaceva l'idea di salire in montagna con i suoi amici, pazzi scatenati che aspettavano ansiosamente la nevicata notturna per fare a scivoloni lungo la valle, dentro sacchetti di plastica scura.
    Preparò la borsa, poche inutili cose che l'accompagnassero in quei tre giorni spartani e divertentissimi, e mentre impacchettava biancheria e maglioni e calze di ricambio  immaginava la sera nella grande casa senza riscaldamento, stretta nel suo sacco a pelo a chiacchierare in compagnia; era certa che sarebbe stato un week-and meraviglioso.
    I suoi genitori si erano un poco preoccupati, all'idea che lei stesse via tanto tempo sola con un gruppo di amici, in montagna, con quel freddo, ma dopotutto aveva già quasi diciotto anni, e si trattava solo di tre miseri giorni: sabato sera, per cena, sarebbero statidi nuovo tutti quanti giù a Modena, a sedere a tavola, godendo del piacevole tepore della casa riscaldata e di un pranzo come si deve, pronti a raccontare delle loro avventure tutto ciò che era possibile raccontare ad un adulto.
    Quello che lei non sapeva, e che neppure i suoi spericolati amici sapevano, era che nessuno di loro sarebbe mai tornato a casa per raccontare.
     
     
     
     
    ACHTUNG